Boston, il cuore del “nuovo” 3D printing americano

Con Formlabs in procinto di chiudere l’ultima tornata di finanziamenti, raggiungendo una valutazione di $1 miliardo di dollari, sembra proprio che Boston, la città che viene più associata alla Rivoluzione americana, stia rapidamente diventando il centro di un’altra rivoluzione, quella della manifattura additiva. Sono ormai diverse le aziende con sede in zona e due di queste, Desktop Metal e Formlabs, sono considerate vere e proprie galline dalle uova d’oro. Le startup di Boston impegnate nel campo della stampa 3D rappresentano il motore dell’evoluzione dell’AM.

Sparsi per il mondo, esistono altri “cuori” del settore del 3D printing. La zona di Detroit negli Stati Uniti, ospita dozzine di aziende che offrono AM e prototipazione rapida a industrie che si occupano di automotive e fornitura di parti, nonché produttori di stampanti 3D come EnvisionTEC. Anche la Silicon Valley, in California, ospita diverse start-up degne di nota. In Israele, nella zona di Rehovot, vicino Tel Aviv ci sono invece le sedi di Stratasys, XJet, HP, Massivit e Nano Dimension, senza contare startup, produttori di materiali e università. Anche Singapore aspira a diventare un centro di snodo globale per la stampa 3D e lo stesso vale per alcune zone della Cina come Shenzen e Huangzhou.

Con l’elevata richiesta di prototipazione e parti uniche, le aziende che si occupano di robotica, come Boston Dynamics e iRobot sono grandi utilizzatori delle tecnologie di AM.

Tuttavia, l’area di Boston è diversa e per molti versi sembra perfettamente pronta per diventare uno dei più importanti, se non il più importante, centro di snodo per il 3D printing. Si tratta di una zona che ospita già alcuni dei più interessanti progetti di sviluppo robotico e commerciale, tra cui Boston Dynamics e iRobot (che si trovano a Bedford, non molto lontano). Queste aziende sono anche grandi utilizzatori della tecnologia dell’AM. Come se non bastasse, Boston ospita il  MIT e Harvard, due delle università in cui hanno avuto inizio, e proseguono tuttora, alcuni dei più avanzati progetti di sviluppo in materia di AM.

Imparare a stampare

Non c’è da sorprendersi del fatto che molti nomi protagonisti della stampa 3D rimandino alla città di Boston; in fin dei conti, spesso i  fondatori delle grandi aziende provengono dal MIT o da Harvard. In realtà, soprattutto dal MIT, dal momento che i suoi laboratori sono stati i diretti responsabili della nascita di alcuni dei più importanti progetti relativi al 3D printing. E questa leadership non fa che affermarsi ulteriormente con l’introduzione di sempre più corsi dedicati all’AM. Al Mediated Matter Lab del MIT, diretto dall’archistar Neri Oxman, si devono svariate idee innovative che hanno spinto oltre i confini delle più avanzate tecnologie di stampa 3D, come la stampa multicolore/multi-materiale e l’estrusione del vetro.

Boston 3D printing
Il concept Fablab è stato ideato al MIT e ha fatto un uso intensivo delle tecnologie di manifattura digitale personali, come le stamanti 3D da desktop.

Anche tutta la community FabLab  – all’interno della quale il 3D printing rappresenta uno degli elementi chiave, se non il principale – ha avuto origine all’interno del MIT, grazie al lavoro di Neil Gerhsenfeld e del suo Centro per bit e atomi. Atri progetti del MIT  hanno fatto un uso intensivo del 3D printing nella robotica sono quelli del MIT CSAIL center che si occupa di ogni passaggio dal software di design alle strutture auto-assemblanti, fino ai nuovi materiali. Le iniziative relative al 3D printing di più alto profilo targate Harvard si concentrano invece sul bioprinting e sulle applicazioni biocompatibili grazie al lavoro del Jennifer Lewis Lab presso lo Wyss Institute for Bioengineering.  In alcuni casi, i progetti di MIT e Harvard si sono evoluti in derivazioni commerciali. In questi casi, il MIT ha avuto un maggiore successo vantando gran parte dei fondatori di Formlabs tra i suoi laureati, mentre il progetto Voxel8 sulla stampa 3D di componenti elettronici degli studenti di Harvard finora non è riuscito ad evolversi in un prodotto commerciale.

Le galline dalle uova d’oro del 3D printing di Boston

Tuttavia, sia gli studenti di Harvard che quelli del MIT possono trovare impiego presso le aziende che si occupano di stampa 3D nelle vicinanze. Finora quella di maggior successo è con ogni probabilità la Desktop Metal, con sede a Burlington. Sebbene questa azienda non abbia venduto poi molte stampanti 3D, è riuscita ad attirare diverse centinaia di migliaia di dollari d’investimenti, aumentando il proprio valore di mercato fino al miliardo di dollari. Si tratta di investimenti provenienti da utilizzatori di alto profilo quali Google, GE, BMW e anche da parte dell’attuale leader di mercato Stratasys. Il primo sistema targato Desktop Metal messo sul mercato si basa sulla tecnologia del bound metal deposition (filamenti plastici che contengono polveri metalliche) e viene imoiegato per finalità di prototipazione. Il suo imminente Production System, che ha puntati addosso gli occhi di tutto il mondo dell’AM, sfrutta invece la tecnologia del binder jetting e promette di essere a buon mercato e di stampare rapidamente parti in metallo.

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